Premessa

Non intendo trattare il tema dal lato “fabbrica” o della “fabbricazione“, intesa come produzione in stabilimento esterno al cantiere, bensì della capacità dell’intera filiera progettazione-realizzazione di lavorare in modo integrato per produrre un unico risultato finale, l’opera.

Il mercato nazionale, in questo settore, è caratterizzato da una massiccia presenza di micro-piccole-medie imprese (nelle quali includo anche le organizzazioni di progettazione), che talvolta faticano a gestire con efficienza le commesse di costruzione, per diverse ragioni.

Alcune di queste ragioni sono esogene al processo edile e indipendenti dalla capacità organizzativa delle aziende (autorizzazioni, modifiche delle richieste normative e della committente…), ma altre sono endogene (l’organizzazione di commessa).

Sulle prime non mi soffermerò, pur conoscendone gli impatti sul risultato finale, in questo articolo mi concentrerò invece nella proposta di possibili soluzioni per le seconde.

Concludo questa premessa riportando alcuni dati di contesto sulle costruzioni a livello globale:

  • È stato identificato un GAP di produttività di 1,6 miliardi di dollari tra l’industria delle costruzioni e il resto dell’economia (Reinventing construction: A route to higher productivity, McKinsey Global Institute and McKinsey’s Capital Projects & Infrastructure Practice, February 2017).
  • La crescita della produttività annuale nel settore delle costruzioni, negli ultimi 20 anni, è stata solo 1/3 della media totale dell’economia, con una redditività bassa nonostante i rischi elevati e le molte insolvenze e si misura sovente lo sforamento di tempi e budget, con lunghe procedure in caso di reclamo (The next normal in construction, How disruption is reshaping the world’s largest ecosystem, McKinsey & Company, June 2020).

Filiera virtuosa

La gestione dell’intero processo edile deve partire indubbiamente da una considerazione fondamentale

Il progetto è l’opera

La realizzazione è la trasformazione del progetto, nell’insieme di tutti i suoi dettagli, da informazioni a opera

Questo vale chiaramente sia per le opere pubbliche che per quelle private. Di seguito mi concentrerò solo sul mercato delle opere private.

È da prima necessario abbandonare la convinzione, costruita in anni di cattiva gestione del processo edile, secondo la quale il progetto è per lo più il mezzo necessario all’ottenimento delle autorizzazioni e al “dimensionamento” dell’opera per la richiesta di preventivi, lasciando la definizione dei dettagli “più avanti“, nel bel mezzo del cantiere.

Questa prassi, seppur comprensibile in un’ottica di riduzione delle incertezze costruttive, grazie alla visualizzazione “allo stato reale delle cose” degli avanzamenti, presenta la concreta minaccia di contribuire ad aumentare esponenzialmente costi e tempi e ridurre la qualità per via dell’urgenza in cui devono essere fatte le scelte, talvolta in condizioni di scarsa possibilità di modifiche sulle parti già realizzate. Il medesimo obiettivo può essere ottenuto grazie a una gestione oculata dei dettagli di progetto.

L’attuale situazione di mercato ha ulteriormente indebolito la centralità del progetto, che in Italia assume un peso ridotto rispetto ad altri paesi con cui siamo chiamati a confrontarci, una distanza “culturale” che si concretizza in uno svantaggio economico rilevante per l’intera filiera.

Di seguito si riporta il rapporto % tra fatturato derivante da attività di progettazione (nel settore dell’architettura e ingegneria) e investimenti totali (fonte: elaborazione Centro Studi CNI su dati Eurostat National Accounts – 2018), nella quale possiamo apprezzare come l’Italia sia decisamente in coda rispetto ai costi dei propri principali competitors:

Questa situazione si ripercuote su tutti i soggetti coinvolti nella realizzazione e consegna dell’opera, con una danno finale per la committenza.

Sotto il profilo della produttività nelle costruzioni, prendendo come fonte autorevole l'”European Construction Sector Observatory – Country profile Italy June 2018 & United Kindom June 2018“, notiamo che nel Regno Unito (UK) la produttività nelle costruzioni nel periodo tra il 2010 e il 2015 è aumentata del +56,6% e risulta essere ben oltre la media degli Stati Membri dell’UE, mentre in Italia, nel medesimo periodo, è aumentata di solo il +7,9%, attestandosi sotto la media degli Stati Membri dell’UE.

Grazie al confronto tra la seguente infografica e quella precedente è possibile stabilire una correlazione diretta tra l’investimento nel progetto e la produttività del settore delle costruzioni.

Il tema della produttività non è una questione che interessa un ruolo specifico nella filiera edile (committente, progettista, costruttore, subappaltatore, fornitore…), ne è distinta per dimensioni e neppure per area geografica, bensì

è una situazione strutturale del nel nostro paese e deve essere affrontata in modo integrato da tutti gli interlocutori.

Uno studio sull’industrializzazione 3D offsite

Uno studio presentato all’evento REbuild del 2017 evidenziò come la produttività nella manifattura si attesti, a livello globale, attorno all’88%, contro un 43% del settore delle costruzioni. Il gap di produttività (45%!!!!) è elevato e si presenta come un potenziale serbatoio di efficienza e marginalità per il settore.

Tra le principali soluzioni proposte, come è possibile intuire dal parallelismo presentato, è portare parte della costruzioni dal cantiere alla fabbrica, al fine di poter tendere alla produttività del settore manifatturiero sottraendo attività e inefficienze al cantiere.

McKinsey & Company ha pubblicato a giugno 2019 il seguente documento: “Modular construction: From projects to products“. Lo stesso analizza la possibilità che l’utilizzo di moduli 3D possa diventare una soluzione sostenibile nelle costruzioni, cosa che non è avvenuta in passato.

L’analisi passa attraverso alcune considerazioni di sicuro interesse rispetto ai temi trattati nel presente articolo, in primis il risparmio di tempo nella realizzazione, rispetto alla concezione convenzionale del processo realizzativo in cantiere:

Il finale risparmio del 20-50% appariva scontato, ma alcuni elementi dovranno essere approfonditi nella pratica, per poter applicare concretamente queste modalità, come, ad esempio, la progettazione integrata e la sua capacità di mantenere una base sufficientemente solida in grado di garantire le economie di scala sopra esposte e al tempo stesso personalizzazioni (come avviene nel settore delle automobili).

Ridurre i tempi significa avere un “time to market” più rapido e, ad esempio, nel settore dell’ospitalità significa “guadagnare una stagione” con conseguente aumento dei tassi di rendimento, ma anche un miglioramento del flusso di cassa e la riduzione dei rischi associati alla penetrazione di mercato.

Dopo l’analisi sui tempi ecco quella sui costi:

In questo caso il risparmio non appare così scontato. lo studio considera un range da -20% a +10% rispetto all’edilizia convenzionale e indica quali sono gli elementi a maggior rischio.

L’analisi dei costi presentata nella ricerca fa emergere un elemento che può risultare discriminante nella scelta strategica del partner.

Le soluzioni costruttive a secco prevedono investimenti nelle infrastrutture “offsite” (sopra indicate con la voce “Factory cost“). Ciò significa che un partner industriale con uno stabilimento già attrezzato alla fabbricazione di elementi offsite potrà beneficiare sia di vantaggi finanziari (minori investimenti fissi) che organizzativi (avvio ed esperienza nella gestione dell’offsite). Questi elementi si presentano come evidenti fattori di riduzioni del rischio, ponendosi come partner strategico privilegiato.

Cosa fare nell’immediato?

La soluzione proposta nel presente articolo è quella di stimolare la capacità di fare network tra i diversi soggetti che compongono la filiera, non secondo una logica di staffetta, ma di integrazione in grado di rispettare i ruoli e al tempo stesso fornire al committente quanto realmente necessita senza inefficienze che “distruggano” valore.

Col termine “Filiera virtuosa” si intende un gruppo di organizzazioni e soggetti competenti in grado di conoscere le migliori soluzioni da proporre per far fronte assieme alla strutturazione di un progetto completo di ogni dettaglio da fornire al committente prima della realizzazione dell’opera. Il vantaggio è chiaramente quello di poter valutare le soluzioni per l’opera in modo olistico e non forzatamente segmentate senza una visione d’assieme.

Di fronte a un problema possono esistere solo due modi di affrontarlo:

  1. Ci si impegna a risolvere il problema.
  2. Si diventa parte del problema.

Non esistono alternative; lamentarsi senza far nulla, ignorare il problema, rimandarlo o altro di analogo corrisponde a far parte dell’atteggiamento 2, ovvero si diventa parte del problema e lo si alimenta.

Affrontare il problema è certamente difficile, ma farlo significa porsi con un atteggiamento positivo di leadership grazie al quale si potranno certamente cogliere i benefici nel medio-lungo periodo. Passione e metodo sono la chiave del successo di ogni iniziativa, vediamo quale metodo può risultare più efficace al presente caso.

Strumenti a disposizione

La produttività si ottiene grazie all’efficace ed efficiente organizzazione dei processi

Altro falso mito da sfatare è che il project management sia un lavoro da relegare e rimandare alla fase di realizzazione, come a dire “il progetto è fatto, ora gestitelo“. In realtà il project management è un’attività che

nasce col progetto, per il progetto

La capacità di conseguire risultati efficaci ed efficienti, ovvero di mantenere le promesse sull’opera, passa inevitabilmente e certamente attraverso la capacità di organizzare la filiera affinché fornisca le informazioni corrette dove e quando servono, attività quest’ultima di project management.

Del project management ho già parlato in passato, ma più di recente ho affrontato la questione del controllo di gestione delle commesse, attraverso l’utilizzo delle WBS, per questo si rimanda al seguente articolo.

Mentre in merito all’ibridizzazione delle best practice di project management, si rimanda a questo.

La digitalizzazione è sicuramente lo strumento in grado di agevolare questi risultati, di fornire i dettagli in forma integrata, o meglio “confederata” e permettere di visualizzare il risultato finale in modo virtuale, prima che venga realizzato. Ma, seppur fondamentale, è necessario chiarire che la digitalizzazione è pur sempre uno strumento come i computer, i droni, gli scanner 3D… e che

i risultati si ottengono utilizzando i migliori strumenti con capacità, conoscenza e competenza

Come anticipato il cambio di paradigma nella progettazione è nodale.

Se consideriamo che il 80-90% delle informazioni che acquisiamo passa attraverso la visione, capiamo perché preferiamo vedere in cantierecome funziona” una soluzione anziché su schemi tecnici, che in molti casi non sono in grado di farci comprendere come sarà il risultato finale (soprattutto ai non tecnici, che spesso sono i decision maker).

Grazie agli strumenti digitali oggi è possibile riprodurre, in modo virtuale, il risultato della progettazione. Con indubbi vantaggi sui costi, tempi e qualità. Basti pensare al costo di modifica di un impianto, oppure di un serramento o di un altro elemento all’interno della riproduzione sotto a destra (elaborata col BIM) anziché in opera a cantiere aperto e avviato.

Conclusioni

Industrializzare l’edilizia significa lavorare sui processi di pianificazione, realizzazione, verifica e validazione del progetto considerando in esso tutti gli aspetti dall’apertura del cantiere sino alla fine vita o riqualificazione dell’opera.

Il termine industrializzazione ci deve far pensare a un’unica filiera, seppur i soggetti che ne fanno parte sono dislocati in luoghi diversi (oggi coi sitemi “cloud” non è assolutamente un problema), che lavora per produrre un risultato unico e completo, non parti da addizionare successivamente. Per fare questo dobbiamo considerare la leggibilità e correttezza degli input che riceviamo e la fruibilità e integrazione degli output che forniamo come obiettivi integrati del nostro lavoro.

Il foglio di partenza del progetto, su cui abbozzare le idee, non deve essere necessariamente “bianco“, ma dovrebbe contenere degli elementi standardizzati che possono creare valore al risultato complessivo, senza limitare il nostro lavoro e i risultati attesi.

Questo significa fare integrazione di progetto e ragionare in filiera per produrre valore al cliente e al mercato!

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