La Stanford University, in uno studio del 2015, ha stimato una perdita economica pari al 23% del prodotto interno lordo mondiale entro il 2100 se non saranno adottate misure adeguate di mitigazione e adattamento climatico.

L’economia circolare mira ai seguenti obiettivi:

  • Ottenere vantaggi ECOnomici, ECOlogici e sociali.
  • Mantenere il valore dei beni.
  • Ridurre i rifiuti e gli sprechi.
  • Aumentare la competitività virtuosa.

Da usa e getta a usa (ripara) e ricicla

Oggi il 60% dei rifiuti finisce in discarica o nell’inceneritore, solo il 40% viene riutilizzato/riciclato e (cosa fondamentale) si recupera appena il 5% del valore della materia prima originale.

Una misura di mitigazione e adattamento climatico è senz’altro l’economia circolare, ovvero il passaggio dalla triste era del consumismo sfrenato “usa e getta“, a quello più consapevole e sostenibile del “usa (ripara) e ricicla“. L’economia circolare si sta sempre più affermando come modello di gestione civile ed economico. In quanto non si tratta di migliorare la sola gestione dei rifiuti, ma bensì di rivedere tutto il ciclo dei prodotti secondo la logica “dalla culla alla culla“, abbandonando il classico “dalla culla alla tomba“.

Ciò implica progettare i prodotti, i componenti, la distribuzione, l’assistenza ed il ritiro sin dalle prime fasi di sviluppo, inserendo i requisiti di circolarità e non relegando “la questione” al solo smaltimento.

L’aspetto culturale

Tale approccio abbraccia un aspetto culturale molto importante, quello di non “gettaresubito le cose che non funzionano, ma prima capire se si possono aggiustare per farle tornare a funzionare. Mentalmente è abbandonare l’era del consumismo sfrenato, dove il mantra era “consumare voracemente“, senza alcuna consapevolezza di cosa accede prima e dopo il nostro acquisto, incentivando un’artigianalità locale del saper riparare divenuta anacronistica con il consumismo.

Ciò che accade prima è che secondo il Global Footprint Network il “Earth Overshoot Day“, ovvero il giorno in cui il consumo di risorse naturali supera la capacità rigenerativa del pianeta, nel 2016 è avvenuto il 8 agosto. In pratica necessitiamo di 1,6 terre in termini di risorse se continuiamo con questo stile di vita. Consideriamo però che determinate popolazioni hanno impatti maggiori, se ad esempio la popolazione globale vivesse come gli italiani, ci sarebbe bisogno di 2,7 terre, se vivesse come gli americani (USA), ci sarebbe bisogno di 4,8 terre.

Ciò che accade dopo è la produzione di rifiuti. La quale, se non si inverte la rotta intrapresa, entro il 2100 si stima sarà tre volte quella attuale, con un impatto economico, ambientale e sanitario elevato. Alcune realtà si stanno già mobilitando in tal senso. Ad esempio San Francisco (California) si è posta l’obiettivo di rifiuti zero (100% di separazione dei rifiuti per la riduzione e il riciclaggio) entro il 2020.

Ma questo ciclo virtuoso va visto in modo olistico, non a singoli pezzi disgiunti, dove ognuno deve fare la propria parte

Il modello che funziona

Il modello dell’economia circolare non è soltanto un modello ecologico, già fondamentale di per se, ma anche un modello economico.

Uno studio Accenture “Circular Economy. Dallo spreco al valore (2015)” stima una ricaduta potenziale per ben 4.500 miliardi di $. Parliamo quindi di un’alternativa sostenibile anche economicamente, che potrebbe aiutare a spostare gli attuali (dis)equilibri economici rendendoli, appunto, più equilibrati.

Questa è la opportunità per il design thinking, facendo valere innovazione, collaborazione, contaminazione sulle economie di scala.

Da affrontare con un’ottica nuova, più ispirata e sfidante!

Qualche esempio?

L’attuazione delle “tecnologie verdi” può avvenire attraverso azioni in grado di (*):

  • ridurre la quantità di materie necessarie a fornire un determinato prodotto/servizio;
  • allungare la vita utile dei prodotti;
  • ridurre il consumo di energie e di materie nelle fasi di produzione e di uso;
  • limitare l’uso di materie difficili da riciclare nei prodotti e nei processi;
  • creare mercati delle materie prime seconde, mediante norme e appalti pubblici;
  • concepire prodotti da mantenere in buono stato, da riparare, rifabbricare o riciclare;
  • sviluppare i servizi di manutenzione e di riparazione per i consumatori;
  • stimolare i consumatori, con misure di inventivo e di sostegno, a favore della riduzione dei rifiuti;
  • incentivare sistemi di raccolta differenziata che riducano i costi di riciclaggio e riutilizzo;
  • favorire il raggruppamento di attività, per evitare che i sottoprodotti diventino rifiuti (simbiosi industriale);
  • incoraggiare i consumatori a orientarsi verso servizi di noleggio, prestito o condivisione, invece dell’acquisto, per ampliare e migliorare la scelta dei prodotti, salvaguardando nel contempo i loro interessi.

(*) fonte: UNI “U&C – Unificazione & Certificazione” – n. 5 – Maggio 2019.

Di seguito si riporta l’infografica del modello di misurazione della circolarità adottato da ENEL “CirculAbility Model” pubblicato su UNI “U&C – Unificazione & Certificazione” – n. 10 – Novembre/Dicembre 2020.

Nuovo approccio – nuovo marketing

Evidentemente questo novo approccio al business non può essere gestito con gli strumenti del tradizionale marketing mix delle 4P: Product, Placement, Price, Promotion, dove il protagonista era il prodotto.

Il nuovo marketing sarà invece basato su nuovi pilastri, definiti le 4E: Experience, Exchange, Everyplace, Evangelism.

Il passaggio è evidente da prodotto ad esperienza, uso anziché possesso, da luoghi fisici e specifici a più punti anche virtuali e da promuovere a “evangelizzare” sui reali benefici per la collettività derivanti da un uso intelligente delle nostre risorse.

E tu hai già pensato come sfruttare questa opportunità per la tua attività?

L’economia circolare, sul tema del riuso e riciclo, sposta la questione da valle a monte grazie ad un approccio innovativo nel considerare gli impatti del prodotto/servizio lungo tutto il suo ciclo di vita (fino alla sua rigenerazione) sin dalla fase di design. L’obiettivo è quello di spezzare il modo classico di affrontare tali tematiche, relegandole ad altri soggetti quasi non occupandosene di fatto, agendo in prima persona per abbattere i costi ed i relativi impatti ambientali del prodotto/servizio offerto.

A tal proposito si consiglia la lettura del seguente articolo: “The circular economy: building an economy on the template of nature“.

ARM process può aiutarti a valutare questo aspetto per la tua organizzazione e valutare le reali opportunità che ci sono concretamente a disposizione. Non esitare a contattarci per qualsiasi quesito o per un approfondimento.